Le donne saccenti
- Il socco e la maschera
- Rosa Startari
- Teatro, Teatro amatoriale
- Italiano
- teatro amatoriale
- 10/5
Dettagli
Filaminta pretende che la figlia minore, Enrichetta, sposi l’erudito Trisottani mentre la ragazza vorrebbe per marito Clitandro, classico ragazzo di buona
famiglia ed ex spasimante della sorella maggiore Armanda.
Filaminta, Armanda e la zia Belisa sono donne combattive che rivendicano la propria autonomia di pensiero e che si sono consacrate allo studio delle
scienze, della letteratura e della filosofia. Per questo arrivano a venerare il poeta Trisottani (e il suo amico letterato Vadius) che considerano un vero e
proprio concentrato di sapienza e conoscenza.
Crisalo ed Aristo, rispettivamente marito e cognato di Filaminta, disapprovano le “manie culturali” delle tre donne e mal sopportano gli intellettuali che
frequentano la loro casa. Provano quindi ad ostacolare i progetti matrimoniali di Filaminta e brigano per favorire le nozze tra Enrichetta e Clitandro.
Un coup de théâtre sembra risolvere la faccenda a loro favore ma…

NOTE DI REGIA
Molière affronta temi che, oggi più che mai, interrogano le nostre coscienze. Che cos’è la conoscenza e a cosa serve? La cultura è garanzia di libertà o può
trasformarsiin strumento di sopraffazione e inganno?
Ne Le donne saccenti, il “sapere” è usato come maschera sociale, che serve ad impressionare e raggirare gli altri. Filaminta, Armanda e Belisa cadono vittime
dell’incanto affabulatorio di Trisottani e Vadius, poetastri e falsi intellettuali, venditori di percezioni, espressione d’un gruppo che pretende d’essere élite.
E le tre donne, sprezzanti del buon senso quotidiano, pur di farne parte, sacrificano il proprio spirito critico, rinunciano ai sentimenti, reprimono i loro
desideri più intimi
Per “apparire” migliori, dunque, mortifichiamo la nostra interiorità, il nostro sé più autentico. Qui, come sempre in Molière, lo scarto tra l’essere e
l’apparire, assume i toni del ridicolo, di cui, in effetti, si coprono le donne; e quando l’inganno si disvela ai loro occhi non è per effetto di un’autonoma presa di
coscienza, ma conseguenza diuna burla, un’altra, messa in piedi dagli uomini di casa (Crisalo e Aristo, con la complicità di Clitandro).
Dice Cesare Garboli – che è stato traduttore illustre di Les Femmes savantes – che la commedia si comporta come un “insieme di globuli sotto il vetrino”, la
risultante di tante commedie possibili, di tanti copioni non scritti, in cui i rapporti di forza si aggregano e si separano in un continuo movimento, un tourbillon.
Per questo, abbiamo scelto un finale diverso da quello scritto. Le donne scoprono che gli uomini hanno ordito un imbroglio alle loro spalle: questo le compatta e, pur
rimanendo diverse, le mette dalla stessa parte. E’ il segno di una identità che – sia pur fragile – rivendica per sé dignità e rispetto. Anche a costo di scomparire dalla
scena. Ma, fino all’ultimo, può sempre farsi strada un’altra versione dei fatti… ci penserà Belisa a dare un nuovo colpetto al “tourbillon”.
In quest’opera, nessuno ha del tutto torto e nessuno del tutto ragione: con uno sguardo assolutamente contemporaneo, Molière porta in scena individui
complessi, che, sia pure in misura diversa tra loro, vivono il conflitto tra prepotenti bisogni di identità e profondi desideri d’amore, ciechi l’uno dell’altro, in un contesto
sociale non molto distante da quello dei nostri giorni, dove la falsità s’ammanta di grandezza e pretende d’occupare l’intero territorio della coscienza.




